La scena del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi (in foto), dove la protagonista si toglie il rossetto prima di inumidire la scheda elettorale, è una delle più belle del film. Molte donne che erano andate a votare per la prima volta quel 2 giugno del 46 con il loro migliore vestito e con un filo di rossetto e qualche belletto, come per andare ad un’importante cerimonia, avevano la consapevolezza che quel voto sarebbe stato importantissimo per il loro futuro e non volevano assolutamente che la loro scheda fosse annullata, se fosse stata macchiata da un segno rosso.
Quella generazione di donne che non aveva avuto sino ad allora accesso alla vita pubblica del Paese, che non aveva rappresentanza in Parlamento, ma aveva contribuito alla liberazione dal nazifascismo, aveva sostituito nelle fabbriche gli uomini al fronte, si era fatta carico della famiglia e delle gravi conseguenze della guerra: cercare di reperire cibo, trovare sicurezza nei rifugi, scappare molto spesso nelle campagne, sfamare e dare un tetto a chi fuggiva dai tedeschi e dai fascisti, aveva capito l’importanza del voto. Eleggere ed essere elette poteva iniziare a cambiare le loro vite.
In effetti quelle del 2 giugno furono le prime elezioni politiche dove votarono le donne, ma tre mesi prima per le amministrative di 5700 comuni le donne poterono già esprimere il loro voto ed essere elette e in effetti ne furono elette oltre duemila nei Consigli comunali e tredici sindache in piccole amministrazioni. In questa tornata elettorale che ebbe un’affluenza record, le donne furono quelle che diedero una grande spinta e superarono gli uomini come elettrici.











