Da quindici anni entra ogni settimana nelle stanze dell’hospice per fare la cosa più semplice e più difficile: esserci. Alessandro Bargelli, 62 anni, (nella foto) volontario della Fondazione File, accompagna i pazienti nel tratto finale della loro vita con ascolto, presenza e umanità. La sua storia con l’hospice delle Oblate inizia quasi per caso. Abitava con i genitori in via di Careggi quando, nel 2007, vide i lavori nell’ex convento e scoprì che sarebbe nato uno dei primi hospice in Italia. "Stavo cercando qualcosa da fare nel volontariato – racconta –. Da ragazzo avevo già fatto compagnia agli anziani di Montedomini. Volevo rendermi utile". L’hospice, gestito dalla Asl Toscana Centro, apre il 5 maggio 2008. Alessandro si informa, scopre il servizio volontari della Fondazione File e partecipa al corso di formazione. Nel marzo 2011 inizia il suo servizio. "Non ero mai stato in un hospice. Le prime emozioni sono state forti, mi si è aperto un mondo. Le persone ti raccontano la loro vita e tu ricevi doni enormi. Questo volontariato ha migliorato me stesso e il senso della mia vita". In quindici anni Alessandro ha dedicato circa tremila ore ai pazienti, quattro ore ogni settimana, accompagnando oltre 300 persone alla fine della vita. "La cosa più importante non è fare qualcosa di speciale – spiega – ma stare con loro. Parlare, fare due passi in giardino, tenere una mano, fare una carezza. La presenza è fondamentale". Tra i ricordi più intensi c’è quello di Marta, una donna di 45 anni, madre di due figli, conosciuta nel 2012. "Avevamo creato un rapporto bellissimo, fatto di dialoghi profondi, ma anche di risate. Una volta eravamo affacciati alla finestra e mi disse: ‘Li vedi quei puntini nel cielo? Io vi guarderò tutti da lassù, come ho detto ai miei bambini’. Era serena". Esperienze che hanno cambiato profondamente il suo modo di guardare la vita e la morte. "Ho imparato stare accanto alla morte. E anche ad apprezzare la vita. Oggi la morte mi fa meno paura: è parte di un ciclo. Vedo nei pazienti timore per la fine, ma spesso anche una grande serenità". Molti incontri sono rimasti impressi nella sua memoria. Come Massimo, appassionato d’arte e studioso di teologia, che durante una passeggiata in giardino gli parlò della vita come di un ciclo naturale e chiese ai volontari di essere presenti al suo funerale. Oppure il paziente assistito a domicilio con cui giocava a carte e che ringraziava per ogni piccolo gesto: "Mi riempiva l’anima".
Alessandro, l’amico delle ultime settimane: "Aiutando gli altri, la morte fa meno paura"
Da quindici anni con File ha accompagnato 300 persone alla fine della vita .









