LA STORIA. La perdita di gambe e vista, l’infarto, il difficile e lento recupero e una grande volontà di ricominciare di Diego Guerini.
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Capita di dare per scontati i compleanni, di non avere neppure voglia di festeggiarli. Per Diego Guerini il numero 49 è quello che ha cambiato tutto: lo ha festeggiato all’Hospice «Arnaldo Minetti e Kika Mamoli», dopo aver ballato un pericoloso tango con la morte. Circondato da tanti amici, dai volontari dell’Associazione Cure Palliative Odv-ets, medici e infermieri, ha festeggiato ogni respiro, con la piena consapevolezza che, come scriveva Seneca: «L’importante non è quanto tempo vivi, ma come vivi il tempo che hai».
Alla festa per i suoi 49 anni
Diego, programmatore informatico, nato e cresciuto a Gazzaniga, lo ha capito in un modo che nessun libro avrebbe potuto insegnargli: attraversando l’inferno, dopo un infarto devastante, chiuso in una bolla in cui il tempo aveva smesso di scorrere normalmente e aveva cominciato a cadere, goccia dopo goccia, come la dobutamina nel tubo che faceva battere il suo cuore.Erano passati poco più di due mesi dalla morte del padre, e Diego stava cercando di rimettersi in sesto, quando si è sentito male, il 9 ottobre scorso: «Ho avvertito un dolore che non somigliava a nulla di conosciuto. Tranne un braccio, praticamente tutto il resto del corpo mi faceva male». Lo hanno portato di corsa in ospedale, in codice rosso, è stato ricoverato, e da quel momento tutto si è svolto in modo molto veloce. «Mi ricordo tre persone intorno alla barella - racconta -: una chiedeva le generalità, una mi faceva firmare il consenso, la terza spiegava cosa stava per accadere. Subito dopo mi hanno messo il primo stent».






