C'è una fotografia scolpita nella memoria di tutti. Un ragazzo che corre con gli occhi spalancati. È il 3 luglio 1990, è la semifinale dei Mondiali. Totò Schillaci è appena entrato nella leggenda. Trentasei anni dopo, Corrado De Rosa - psichiatra e scrittore - parte da quel frame per scrivere “Totò Schillaci - Non ero previsto”.

Come è nata l’idea?

«Volevo raccontare un uomo che ricordiamo tutti con affetto, ma anche con una messa a fuoco difficile. La domanda vera era: cosa siamo disposti a vedere di noi stessi quando lo guardiamo? I miti del calcio italiano offrono ordine: Zoff la fermezza, Baresi l’autorità, Baggio la grazia. Schillaci, invece, scardina sempre l’inquadratura».

“Martin Eden”, libro regalato a Totò da una professoressa, torna spesso nel racconto…

«È la storia di uno che parte dal basso, corre verso il successo, ci arriva, e poi non regge al suo mito. Schillaci si appassiona a quel personaggio da ragazzo perché quel personaggio parlava di lui».