«Di papà i primissimi ricordi sono legati ai momenti passati nella casa di Torino. È lì che torna la mia memoria. Ero piccola e lui giocava nella Juventus: il suo sorriso, i ritagli di tempo trascorsi insieme, gli abbracci… di quel periodo mi torna in mente tutto. Le camere, la cucina, il salotto accogliente, il giorno in cui mi hanno insegnato ad allacciarmi le scarpe, le babysitter e poi nonna e zia Santa che venivano a stare con noi bambini quando anche le mogli seguivano i giocatori in trasferta. Mamma racconta che mi portava spesso allo stadio, anche da piccola, e che – dopo “mamma” e “papà” – ho imparato a dire “Totò-Gol”».
Jessica Schillaci: «Il calvario di papà Totò è durato più di tre anni, una mattina ho capito che se ne stava andando. Il nostro rapporto tra pause e attenzioni»
La figlia del campione morto un anno fa affida a un libro i ricordi più intimi della loro vita. La vita a Torino, gli amici calciatori, la sorella avuta da un'altra donna. Poi le attenzioni («Mi cambiava il pannolino») e le assenze («Prometteva di essere più presente, ma non c'era»). Fino agli ultimi giorni






