Non era atteso, ma un poco cambiò il mondo diventando, in una manciata di giorni, l’italiano più popolare del pianeta. Totò Schillaci, non ero previsto, è infatti il titolo perfetto del libro scritto da Corrado De Rosa, psichiatra e narratore sul confine tra mente, cronaca e storia, per 66thand2nd, editore sensibile a quello sport che è sempre molto più di ciò che sembra. L’eroe di Italia ’90, un paio di occhi da pazzo, non è stato una meteora ma il racconto di come eravamo. E di come in parte siamo rimasti.

De Rosa, perché proprio Schillaci?

“Ho sempre pensato che quelle due pupille strabuzzate fossero il ritratto dei nostri anni Novanta: hanno rappresentato l’immaginario italiano. Attraverso l’avventura umana di Schillaci, si può intercettare la cultura di quel tempo”.

Forse comincia tutto dal famoso urlo di Tardelli al Mundial ’82.

“La corsa di Tardelli arrivò fino all’epoca di Schillaci e delle notti magiche: l’Italia uscita dal terrorismo che precipitava verso Tangentopoli. Lì dentro c’era anche l’idea che tutti ce la potessimo fare: era un’epoca di cose semplici, nella musica, nel cinema, nel calcio. Totò Schillaci apparve dal nulla, proprio nel cuore di tutto questo, e ci rappresentò”.