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Valeria Palumbo

Madre del femminismo moderno e del suffragismo italiano per tutta la vita si è battuta perché fosse riconsciuto il diritto di voto alle donne italiane

«La donna afferma il proprio diritto perché ha nella convivenza nazionale rapporti e interessi multeplici e varii da promuovere e da vantaggiare. Essa vuole apporre la sua firma al contratto sociale perché è nella società un elemento necessario e costitutivo - perché vi esercita influenza e ne subisce. Essa vuol votare perché conscia del proprio diritto lo rivendica - perché vuole la libera scelta de' suoi mandatari - perché il passato ed il presente le hanno insegnato con assidua lezione che l'assente non è, e non può essere che dimenticato e sagrificato». Così parlava, all’Assemblea della Democrazia, l'11 e il 12 febbraio 1881, a Roma, Anna Maria Mozzoni, la madre, in Italia, del femminismo moderno e del suffragismo. L’assente, diceva, non può che essere dimenticato e sacrificato: chi non vota o, come accadeva allora alle italiane, non può votare, non è rappresentato e quindi non c’è nessuno che ne porti avanti gli interessi e la visione e ne difenda i diritti. In tempi di astensionismo, sono parole che suonano attuali e vere.Per questo a 80 anni dal faticosissimo riconoscimento del diritto di voto alle italiane, ricordare chi, per tutta la vita, si batté per ottenerlo e per far uscire le donne dallo stato di perenni minorenni a cui il codice civile del 1865 le aveva condannate è quanto mai necessario.