Disse, una volta, che la politica per lei non era mai stata un’occupazione, quanto - piuttosto - una responsabilità verso la storia che stava vivendo. Omise di dire, forse per eccesso di sobrietà, che quella storia la stava anche scrivendo. Perché quella di Maria De Unterrichter Iervolino è stata la voce di una delle donne che riuscirono a farsi spazio nei luoghi in cui si decideva il futuro del Paese, nel cuore del ‘900 italiano.
Prima ancora di essere deputata democristiana per tre legislature, fu una delle 21 donne, su 556 membri, che composero l’Assemblea costituente italiana: le “madri costituenti”. Contribuì alla nostra Costituzione in particolare su temi come diritti civili, famiglia, lavoro e istruzione, dando voce alla prospettiva femminile nella scrittura delle fondamenta democratiche italiane.
Così, nella lunga vigilia del 2 giugno, Festa della Repubblica, la sua storia, che s’intreccia con quella di resistenza di Napoli - dove si trasferì nel cuore del Ventennio dopo aver sposato Angelo Raffaele Iervolino, presidente della Gioventù cattolica, anche lui tra gli artefici della Costituzione - è una storia di straordinaria passione per la politica al femminile. Una storia che esalta il ruolo de “Le donne della Repubblica”, sintetizzato nel volume dedicato al referendum del 2 giugno del 1946 che Repubblica regala martedì ai suoi lettori.















