| 1 Giugno 2026 18:02 |

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(Adnkronos) – Quasi il 90% (87,6%) dei pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo ad alto rischio di recidiva è vivo a 5 anni. Un risultato ottenuto grazie all’aggiunta di 1 anno di trattamento con durvalumab di AstraZeneca alla terapia di induzione e mantenimento con Bacillus calmette-guérin (Bcg). Non solo. Il nuovo regime non ha mostrato un impatto clinicamente rilevante sulla qualità di vita, valutata attraverso questionari compilati dai pazienti. E’ quanto emerge dallo studio di fase 3 Potomac, presentato al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), a Chicago. “Da oltre 10 anni non vi erano evidenti progressi per questi pazienti, che vengono trattati con intento curativo – afferma Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura dipartimentale di Oncologia medica genitourinaria, Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano – L’attuale standard di cura è costituito dalla Turbt, la resezione transuretrale del tumore, seguita dall’instillazione di Bcg direttamente nella vescica. Un’elevata percentuale di pazienti, però, presenta recidiva e progressione di malattia, che possono richiedere ripetute procedure invasive fino alla cistectomia, l’intervento chirurgico di rimozione della vescica. Da qui la necessità di nuove opzioni di cura”.