Berlino – Per migliaia di pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo ad alto rischio, il timore di una recidiva rappresenta una costante. Ora, però, arriva una notizia incoraggiante: i risultati dello studio di Fase III Potomac dimostrano che l’aggiunta di un anno di trattamento con durvalumab alla terapia standard con Bacillus Calmette-Guérin (BCG) ha portato ad un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da malattia (DFS). I dati, presentati nella sessione late-breaking Proffered Paper del Congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo) a Berlino e pubblicati su The Lancet, segnano un cambio di passo dopo oltre un decennio senza reali innovazioni in questo campo.

Tumori della vescica e della prostata, cresce l’attenzione alla sessualità

25 Settembre 2025

Il beneficio: riduzione del rischio di recidiva del 32%

A un follow-up mediano di oltre cinque anni (60,7 mesi), il trattamento con durvalumab ha mostrato una riduzione del 32% del rischio di recidiva o di morte in assenza di recidiva, rispetto al trattamento con la sola BCG. “Il trattamento standard per i pazienti con tumore della vescica non muscolo invasivo ad alto rischio – afferma Lorenzo Antonuzzo, direttore dell’Oncologia Medica Careggi, Università di Firenze – prevede l’utilizzo della terapia con BCG, dopo la resezione transuretrale della neoplasia. L’obiettivo è ridurre il rischio di recidive locali, ma si verifica ancora un’alta percentuale di ricadute, che possono portare a interventi chirurgici ripetuti e trattamenti più invasivi, compresa la rimozione della vescica, con un profondo impatto sulla qualità di vita dei pazienti”.