Nonostante i recenti progressi nella cura del carcinoma prostatico, molti uomini con tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione e metastasi ossee continuano a fare i conti con una prognosi sfavorevole e con un alto rischio di progressione della malattia. Per questi pazienti arriva una buona notizia dall’American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancers Symposium, appena concluso a San Francisco: lo studio Peace-3, i cui risultati sono stati pubblicati contemporaneamente su Annals of Oncology, hanno dimostrato che il trattamento di prima linea con l’inibitore del recettore degli androgeni enzalutamide in combinazione con radio-223 dicloruro determina un beneficio significativo in termini di sopravvivenza globale, riducendo il rischio di morte del 24% rispetto al solo enzalutamide.
“I risultati di Peace-3 mostrano che iniziare enzalutamide in combinazione con radio-223 dicloruro, assieme alle strategie terapeutiche che proteggono la salute dell’osso, può aiutare i pazienti a vivere più a lungo, supportandoli a preservare la funzionalità e conservare la propria indipendenza più a lungo”, ha sottolineato Franco Nolè, Direttore dell’Oncologia Medica Urogenitale e Cervico Facciale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, sperimentatore dello studio e autore dell’articolo. La sopravvivenza globale è stata di 38,2 mesi con enzalutamide più radio-223 rispetto a 32,6 mesi con il solo enzalutamide, un beneficio che è risultato generalmente coerente nella maggior parte dei sottogruppi predefiniti. La combinazione aveva già dimostrato di migliorare in maniera significativa la sopravvivenza libera da progressione radiologica.






