| 29 Giugno 2026 17:02 |
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(Adnkronos) – “Dopo circa 50 anni in cui il tumore della vescica muscolo infiltrante veniva trattato sempre nello stesso modo, ossia con l’intervento chirurgico e negli ultimi anni con un trattamento chemioterapico neoadiuvante, gli ultimi risultati dello studio Niagara determinano un passo in avanti fondamentale nella cura di questi pazienti e definiscono un nuovo standard di trattamento”. Lo ha detto Lorenzo Antonuzzo, direttore Struttura complessa di Oncologia clinica Aou Careggi, dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, Università degli studi di Firenze, intervenendo oggi a Milano all’incontro ‘Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi’ promosso da AstraZeneca.
“In questo studio, oltre 1000 pazienti con tumore della vescica muscolo infiltrante da T2 a T4 – e un piccolo sottogruppo di pazienti con linfonodi positivi n1 – sono stati randomizzati a ricevere il trattamento standard, quindi la chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia, oppure il trattamento sperimentale, che prevedeva l’aggiunta del durvalumab perioperatorio, quattro cicli prima dell’intervento chirurgico e otto cicli dopo l’intervento – spiega l’oncologo – Lo studio è risultato statisticamente positivo in termini di ‘event free survival’ – ossia la sopravvivenza libera da eventi, come recidive o progressione -, il primario end point dello studio. È da sottolineare in modo particolare che l’obiettivo secondario dello studio, che era la sopravvivenza globale, è risultato statisticamente favorevole al braccio sperimentale, con una differenza a un follow up di 24 mesi di circa il 7%. Sono risultati molto positivi che confermano il nuovo standard di terapia, costituita appunto dall’aggiunta di durvalumab perioperatorio al trattamento chemioterapico neoadiuvante”.













