ANSAcom - In collaborazione con
AstraZeneca
L’immunoterapia continua a spostare in avanti i confini della cura dei tumori. Dopo aver rivoluzionato il trattamento delle forme metastatiche, oggi i benefici si estendono anche agli stadi iniziali della malattia, con l’obiettivo di aumentare le probabilità di guarigione. Le nuove prospettive riguardano il tumore del polmone, il carcinoma della vescica e quello dell’endometrio grazie alle recenti approvazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per nuove indicazioni di durvalumab, illustrate durante l’incontro 'Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi' promosso da AstraZeneca al Teatro Gerolamo di Milano. In Italia, nell’ultimo decennio, i decessi per tumore sono diminuiti del 9% e circa la metà delle persone che oggi ricevono una diagnosi di cancro è destinata a guarire, raggiungendo un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale. Un progresso reso possibile dalla prevenzione, dalla diagnosi precoce e dall’evoluzione delle terapie immunologiche. Tra le novità più rilevanti figura il tumore del polmone non a piccole cellule in stadio precoce. Aifa ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione alla chemioterapia prima dell’intervento chirurgico e successivamente in monoterapia come trattamento adiuvante. L’obiettivo è ridurre il rischio di recidiva e aumentare la sopravvivenza. “Questa strategia modifica il paradigma terapeutico del carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio precoce, aumentando significativamente le possibilità di cura - spiega Silvia Novello, presidente di Walce e ordinario di Oncologia medica all’Università di Torino - È fondamentale il lavoro del team multidisciplinare per selezionare correttamente i pazienti. Inoltre la chemio-immunoterapia neoadiuvante può ridurre le dimensioni del tumore, consentendo di trattare un maggior numero di pazienti e, potenzialmente, con interventi chirurgici meno invasivi”. Sempre nel tumore del polmone arriva un’importante novità anche per il microcitoma in stadio limitato, una forma particolarmente aggressiva che rappresenta circa il 15% di tutte le diagnosi polmonari. Per la prima volta dopo oltre quarant’anni, l’introduzione di durvalumab come terapia di consolidamento dopo chemioradioterapia determina un miglioramento della sopravvivenza globale, aprendo nuove prospettive terapeutiche. Un’altra svolta riguarda il carcinoma della vescica muscolo-invasivo operabile. Anche in questo caso Aifa ha approvato l’impiego di durvalumab in associazione alla chemioterapia prima della cistectomia radicale, seguito dalla monoterapia dopo l’intervento. “Per circa vent’anni il trattamento standard è stato rappresentato dalla chirurgia preceduta dalla chemioterapia a base di cisplatino, ma quasi la metà dei pazienti sviluppava una recidiva o una progressione di malattia - ricorda Lorenzo Antonuzzo, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze -. L’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab prima e dopo la chirurgia rappresenta una strategia innovativa che cambia la pratica clinica”. I dati dello studio Niagara confermano il beneficio clinico del nuovo approccio: il trattamento ha ridotto del 25% il rischio di morte e del 32% il rischio di progressione della malattia, recidiva, mancato completamento dell’intervento chirurgico o decesso. A due anni risultava vivo l’82,2% dei pazienti trattati con durvalumab rispetto al 75,2% di quelli sottoposti alla sola chemioterapia. Nuove prospettive arrivano anche per il carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivante con deficit del mismatch repair, dove l’associazione tra durvalumab e chemioterapia, seguita dalla terapia di mantenimento, ha dimostrato una marcata riduzione del rischio di progressione della malattia.













