Nel 2015, con l’Accordo di Parigi sul clima, la comunità internazionale si è impegnata a mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius, cercando di avvicinarsi ai 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Non è una soglia simbolica: ogni frazione di grado in più aumenta frequenza e intensità di ondate di calore, siccità, alluvioni e altri eventi estremi. Il problema è che questo obiettivo appare fuori portata. Anche ipotizzando che tutti gli Stati rispettino i propri obiettivi climatici, si stima un incremento compreso fra i 2,3 e i 2,5 gradi entro fine secolo.Tutto questo ha conseguenze molto concrete. Già per il 2025 Munich Re calcola che i disastri naturali abbiano provocato danni per 224 miliardi di dollari a livello globale, di cui circa la metà (108 miliardi) coperti da un’assicurazione. Il bilancio non potrà che peggiorare, visto che entro il 2030 –secondo stime delle Nazioni Unite – l’umanità dovrà far fronte a 560 disastri naturali all’anno, circa 1,5 al giorno.Se finora le imprese si sono impegnate soprattutto a ridurre le proprie emissioni di gas serra (la cosiddetta mitigazione), appare evidente che c’è un’altra priorità da affrontare con urgenza: tutelare beni, infrastrutture e lavoratori dalle conseguenze del clima estremo. Queste misure rientrano nella categoria dell’adattamento e sono rese possibili anche da un vivace ecosistema di startup.Indice degli argomenti
Climate-tech: le startup che aiutano le imprese a proteggersi dal clima estremo - Economyup
Il clima aumenta i rischi per le imprese: alcune startup italiane e internazionali offrono diverse soluzioni di adattamento, dalle previsioni intelligenti alle polizze parametriche










