Quello del 2025 è stato il giugno più caldo di sempre in Italia, mentre alluvioni, siccità e incendi continuano a colpire sicurezza, salute ed economia. La crisi climatica non è più una minaccia lontana, ma è già realtà, e così il climate tech diventa uno strumento fondamentale per affrontare la transizione ecologica. Ad esempio, elaborando soluzioni di cattura e conservazione della CO2, tecnologie di monitoraggio climatico, sistemi di stoccaggio avanzato di energia rinnovabile, ma anche infrastrutture resilienti agli eventi estremi. Il climate tech, a sua volta, è parte del cleantech, che comprende tutte le tecnologie pulite, che riducono l’impatto ambientale rispetto alle soluzioni tradizionali. Rientrano nel cleantech le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, il riciclo dei materiali, l’uso di fonti meno inquinanti, i sistemi di depurazione e gestione dei rifiuti.
I numeri
Secondo le analisi di Astute Analytica, il settore del climate tech raggiungerà oltre 218 miliardi entro il 2033; nel 2024 valeva 34,2 miliardi di dollari, quindi il tasso di crescita annuo previsto supera il 22%. Non è più soltanto l’iniziativa volontaria di imprese e consumatori a trainare la domanda di soluzioni innovative: dal 2024, infatti, gli impegni ambientali si sono trasformati in obblighi di legge, spingendo l’industria ad accelerare sulla riduzione delle emissioni e sulla ricerca di nuove tecnologie.







