"La vera sorpresa non è stata Comanducci e nemmeno Ceccarelli. La vera sorpresa è il risultato di Donati". Maurizio Bianconi parte da qui per leggere il ballottaggio aretino. L’ex deputato del Pdl e storico esponente della destra cittadina (il consigliere comunale più votato della storia da quando c’è la nuova legge elettorale del 1993: nel 1999 prese oltre 1500 preferenze) guarda agli oltre 9mila voti raccolti dal candidato civico come al segnale politico più significativo uscito dal primo turno. "Non capisco perché Donati se ne dispiaccia: ha preso tanti voti che raccontano il dissenso che in città esiste contro le coalizioni principali e che va interpretato. La realtà è che non ha vinto né Comanducci né Ceccarelli. Il vero vincitore è chi non è andato a votare o chi ha votato Donati".

Una lettura provocatoria ma netta: "Oggi il diritto di voto si esercita anche non votando. C’è una parte consistente di cittadini che non si riconosce più nella politica. Lo scenario di fondo non consente grandi differenze tra i candidati. Puoi fare due cose più a destra o due cose più a sinistra, ma la sostanza resta quella".

Bianconi non risparmia critiche alla situazione della città. "Arezzo è in decadenza, amministrarla oggi è difficilissimo. Il prossimo sindaco sarà più un liquidatore che un amministratore". Eppure il giudizio sui candidati è positivo. "Contrariamente a quello che ci ha abituato la politica di oggi, sono due persone di qualità. Comanducci mi sembra molto pratico, molto fattivo. Forse poco politico, ma potrebbe essere un vantaggio. Ceccarelli lo conosco da più di trent’anni, è un amministratore competente e preparato". Quanto al ballottaggio, Bianconi vede una strada stretta per il centrosinistra. "Cinquemila voti sono tanti da recuperare. Bisogna portare alle urne persone motivate e non è semplice. Ma al ballottaggio non si può mai dire: ho visto recuperi inimmaginabili".