“Da un giorno all’altro la mia vita super agiata si è trasformata in un incubo: l’impresa che la mia famiglia portava avanti da generazioni è fallita, creando a cascata un’enormità di problemi che ci hanno fatto perdere tutto. A quel tempo vivevo all’estero e sono tornata di corsa in Italia per stare vicino a mia madre, presidentessa della società, che è stata coinvolta in un lungo processo durato tanti anni e che l’ha portata anche alla carcerazione preventiva per sei mesi. Essendo figlia unica tutto è ricaduto sulle mie spalle. Al tempo avevo 35 anni e ho dovuto provare a risolvere situazioni più grandi di me, anche tante ingiustizie, che mi creavano un profondo senso di impotenza e frustrazione. La mia unica gioia erano i miei cani: solo grazie a loro ho ritrovato la forza di rialzarmi e rimettere insieme le macerie”. Inizia così il racconto di Silvia Pontillo, un’imprenditrice di Fondi, in provincia di Latina, che oggi ha 50 anni.

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Una vita spensierata

“Fin da piccola ho sentito di essere una privilegiata, perché grazie alla grande disponibilità economica della mia famiglia ho sempre potuto avere quello che desideravo. I soldi non sono mai stati un problema e quando è così il mondo diventa un parco giochi. Non sono mai stata una viziata, però: sapevo dare valore al denaro ed ero sempre grata per quello che la mia famiglia poteva darmi. Finita l’università ho iniziato a viaggiare in lungo e in largo, vivendo in tante città meravigliose, come Santo Domingo e New York. Sono stati anni felici e senza pensieri, durante i quali ho conosciuto tante persone interessanti, creato legami, imparato tante cose. Mia madre mi diceva di godermi la vita, di sfruttare questo momento per esplorare, conoscere e capire cosa mi sarebbe piaciuto fare. In realtà io avevo ben chiaro cosa desideravo: volevo dare il mio contributo per far crescere ancora di più l’azienda di famiglia, che un giorno sarebbe stata nelle mie mani. Così dopo tutto questo girare, sono tornata in Italia, piena di entusiasmo per iniziare a lavorare. Ma la situazione non era come la immaginavo io. Non avevo un ruolo formale e mi sentivo ospite a casa mia: l’amministratore delegato del tempo era insofferente della mia presenza e aveva manipolato mia madre facendole credere che non ci fosse bisogno di me. Mi sono sentita rifiutata e così ho diretto i miei sogni da un’altra parte. Avevo delle proprietà nella Repubblica Dominicana, così mi sono trasferita lì e ho iniziato a fare impresa”.