Quando hanno deciso di denunciare il racket pensavano che lo Stato li avrebbe protetti e sostenuti. Un nuovo inizio. Invece, raccontano oggi, è cominciata un’altra vita: fatta di trasferimenti improvvisi, isolamento, lavori precari, case da cambiare ogni volta. Fino allo smembramento della famiglia: i genitori in una regione, il fratello in un’altra provincia, sua moglie lontana per poter lavorare. È la storia di una famiglia del San Paolo, ammessa al programma protezione dopo aver denunciato la richiesta di tangenti da parte della malavita del quartiere. Oggi, assistiti dal legale Attilio Simeone, chiedono il riconoscimento dei diritti previsti per le vittime di estorsione e un sostegno economico che, spiegano, «non è mai realmente arrivato».
La loro pizzeria a conduzione familiare era diventata nel tempo un punto di riferimento del San Paolo. Un locale piccolo ma sempre molto frequentato, soprattutto nel fine settimana: panzerotti, focacce e forno acceso fino a tarda sera. Nel 2019, però, qualcosa cambia. Un giorno si presenta un personaggio che prima ordina una ventina di panzerotti poi comincia a lamentarsi dei tempi di attesa quindi, presi i panzerotti, va via senza pagare. Cose che capitano... Ma l’uomo si ripresenta dopo qualche giorno e chiede migliaia di euro in cambio di «tranquillità». La famiglia decide di non piegarsi. «In quel momento abbiamo capito che non sarebbe finita bene – spiega Marco –. Ma pagare avrebbe significato accettare di vivere sotto ricatto per sempre».








