«Sono indignato, ma questa è solo la punta dell’iceberg: trovo assurdo che prima la legge ti dia dei soldi, un indennizzo con dei pareri favorevoli da parte della Procura di Catania, e poi ti può capitare che ti svegli dopo anni, ritrovandoti di fronte a uno stralcio e a una richiesta di archiviazione che ti chiede, quei soldi, di ridarli indietro». E’ così che, secondo Maurizio Di Stefano, proprietario del ristorante Liccu in via Ranzani, specializzato in gastronomia siciliana, «finisce a ritrovarsi una persona come me, che ha sempre deciso di collaborare con la giustizia, arrivando a denunciare la mafia, in una situazione paradossale, in cui lo Stato ti lascia solo».
Vittima del racket lascia la Sicilia e riparte da Bologna: «Con i soldi dello Stato ho aperto il ristorante Liccu, ma ora quei fondi sono stati revocati»
Maurizio Di Stefano, ex libraio a Catania, ottiene nel 2017 un indennizzo di 150mila euro con cui ha aperto il locale di via Ranzani: «Una cartella esattoriale dell’Agenzia dell’Entrate mi chiede di restituire tutto»






