Fatelo un applauso al presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini. La notizia del risarcimento - altra beffa - che lo Stato dovrà versare alla Sea Watch, circa 90mila euro, non lo smuove di un centimetro. Pagheremo alla ong la mancata azione del ministro dell’Interno dell’epoca, Luciana Lamorgese, che avrebbe dovuto invitare il prefetto ad opporsi al ricorso della Sea Watch contro il fermo amministrativo. E lo paghiamo adesso. Ma Morosini difende la decisione di una giudice del capoluogo con toni abbastanza strabilianti: le reazioni alla decisione sono «figlie del clima di tensione che sta maturando con la campagna referendaria». «Mi chiedo- dice proprio lui - se le dichiarazioni aggressive aiutino i cittadini a comprendere il merito della riforma su cui si dovranno pronunciare».
Eh già, lui se ne intende. Va in giro a presentare il suo libro “Mani legate”, un inno al “No” sul referendum del 22 e 23 marzo. Morosini diventa un altro campione dell’orchestra degli anti-Meloni e in serata compare pure dalla Gruber, per non farsi mancare nulla. Chissà se si offende quando poi si parla di toghe politicizzate... Da quello che è noto, la vicenda trae origine dal sequestro della nave operato dalla Guardia di Finanza il 12 luglio 2019, in conseguenza della non ottemperanza alla diffida ministeriale a non fare ingresso nelle acque territoriali italiane. La ong aveva fatto ricorso presso la prefettura di Agrigento, che però rimase inerte.












