Difficilmente l’Intelligenza artificiale potrà soppiantarlo. Un motivo in più per sceglierlo. Eppure quello dell’infermiere è un mestiere che non sta godendo di grande attrattiva. Oggi l’Italia è al 24esimo posto fra i 35 Paesi Ocse per numero di professionisti: sono 6,5 ogni mille abitanti. Come spesso accade, i nostri infermieri sono anche i più bravi: guardacaso trentamila lavorano all’estero, dove vengono accolti con stipendi più allettanti e più rispettosi dell’impegno e del ruolo.
Mentre in Italia ce ne sono 462 mila, ma ne mancano 65 mila. E Barbara Mangiacavalli, la presidente della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi), lo dice schietta: «È una professione che cresce, che vuole studiare, specializzarsi e fare ricerca, ma chiede un riconoscimento maggiore a livello sociale, istituzionale e mediatico. E non è una questione di vanità: è la risposta a una domanda che arriva da un Paese che invecchia e che ha sempre più bisogno di assistenza qualificata».
Tutti abbiamo fatto esperienza diretta o indiretta di un ricovero all’ospedale e tutti abbiamo visto quanto è prezioso il sorriso che accompagna un gesto esperto. Ma non basta dire che gli infermieri sono degli eroi, come ci siamo stancati di sentire dopo il Covid, tanto più che questa narrazione ha spaventato tutta una fascia di giovani disposta sì a fare bene il proprio mestiere, ma non a immolarsi. Gli stipendi sono bassi rispetto alla media europea, mancano prospettive di carriera chiare. Perché oggi un neodiplomato dovrebbe iscriversi a un corso di laurea in infermieristica? Qualche buon motivo ci viene in soccorso ascoltando le storie su www.Infermieristory.it, il sito creato dalla Fnopi per raccogliere le testimonianze di uomini e donne che hanno lavorato o lavorano ancora con passione. Cento videointerviste raccontano un mestiere che ha giocato un ruolo cruciale nella storia d’Italia, dalla partecipazione alla Resistenza all’alluvione a Firenze del 1966. Nel 1980 è stato un infermiere a coordinare i soccorsi nella strage di Bologna e da quell’esperienza è nato il 118. Nel 1971 c’è voluta una legge (la numero 124) per sancire l’ingresso degli uomini nella professione che fino a quel momento era stata declinata solo al femminile, e oggi gli uomini sono il 24 per cento. Ne aspettiamo di più. Forza!











