L’Intelligenza artificiale si fa spazio tra i professionisti sanitari, ma con un livello di specializzazione ancora limitato. Sei camici bianchi su dieci e quasi il 40% degli infermieri la utilizzano, prevalentemente nella forma della Generative AI, facendo però ricorso nella maggior parte dei casi a piattaforme generaliste non progettate per il settore sanitario. Un terzo dei medici specialisti è consapevole del rischio di «allucinazioni» della Gen AI, ma solo il 17% è in grado di individuare contenuti manipolati artificialmente. È quanto emerge dalla ricerca diffusa ieri dall’Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano e presentata durante il convegno «Consolidare il futuro: la sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell'AI».
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Nel complesso, la diffusione dell’IA nelle strutture sanitarie resta ancora contenuta. Nell’ambito clinico, ad esempio, le soluzioni a supporto della diagnosi sono presenti soltanto nell'11% delle strutture. Tra i professionisti, invece, l’adozione risulta decisamente più elevata, spesso attraverso strumenti personali e non aziendali: il 34% dei medici specialisti utilizza sistemi di AI per il supporto alla diagnosi.









