Il 30 aprile del 1993, fu un giorno di fatti importanti. Il primo: Bettino Craxi fu bersagliato di insulti e monetine mentre usciva dall’hotel Raphaël a Roma per andare ospite in tv da Giuliano Ferrara; fu un evento clamoroso, che cambiava la storia d’Italia e di cui parlò ogni trasmissione e ogni giornale, si fece cronaca e commento, e analisi del passato e vaticinio per il futuro. La seconda: il Cern, a due anni dalla nascita, e durante i quali era stato usato soltanto dalla comunità scientifica, mise il World Wide Web a disposizione di chiunque, e cioè chiunque poteva cominciare a navigare in internet; era un evento clamoroso, che avrebbe cambiato la storia del pianeta, e di cui si sarebbero accorti in pochi, anche in Italia, e in Italia purtroppo a lungo.
Questa settimana ha avuto un buon rilievo - forse è parso soltanto a me, ma un rilievo concesso con l’indolenza di un giornalismo stanco della sua quotidianità - la relazione di Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, in particolare sul ritardo tecnologico accumulato in Italia. Noi di HuffPost avevamo approfondito la questione già pochi giorni prima, quando a sollevarla era stato l’Istat. Ma non ignoriamo che, dall’inizio del millennio, Banca d’Italia avrà prodotto una cinquantina di report (probabilmente la mia è una stima imprecisa per difetto) in cui si dettaglia sul gap d’innovazione che dagli anni Novanta rallenta la produttività e la competitività delle nostre aziende, e dunque del Paese.















