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Quel decreto che Craxi fece approvare nel giorno simbolico di San Valentino, un gesto d'amore per l'Italia e gli italiani, resta così un esempio di come la politica possa incidere davvero sui destini dei cittadini quando accetta la responsabilità delle scelte difficili

Il cosiddetto decreto di San Valentino del 1984, varato dal primo governo Craxi e passato alla storia come uno degli atti più significativi e coraggiosi della politica economica italiana, ci interroga ancora oggi con una forza sorprendente. In un tempo tumultuoso come il nostro, segnato da salari compressi, dai timori di un'inflazione di ritorno e da una marcata instabilità globale, quella decisione presa controvento, contando sulla capacità del Paese di comprendere la necessità di una forte e innovativa politica di sviluppo, appare a distanza di decenni come un punto di riferimento inevitabile. Quel provvedimento, ricordato come il decreto che intervenne sulla "scala mobile" riducendone gli automatismi, segnò una svolta nella lotta all'inflazione. Fu una scelta durissima, impopolare per definizione, che aveva però il merito di parlare al futuro e indicare alla Nazione una prospettiva di crescita possibile. La sfida più ardua non era quella di spezzare le inerzie del sistema, ma quella di costruire il domani intervenendo con decisione e imprimendo un salto di qualità alla credibilità della risposta pubblica in un Paese che rischiava di scivolare nell'immobilismo. Non fu così. Anzi. Il pericolo venne infatti scongiurato proprio grazie a quella scelta che incendiò il dibattito nazionale, spaccò il fronte sociale e politico, provocò proteste, tensioni, rotture sindacali e culminò in un referendum segnato da uno scontro feroce con il Pci e la parte massimalista e maggioritaria della Cgil, ma che, contro ogni pronostico, confermò la linea di governo, trasformando una decisione invisa in una prova di fiducia collettiva