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Alle elezioni politiche del 1987, una Vanoni al culmine del successo artistico disse no a Bettino Craxi che voleva candidarla al Parlamento

Un cantante che diventa deputato, una cantante che rinuncia al seggio. Nella storia "senza fine" di Ornella Vanoni, si nasconde nelle pieghe anche una vicenda di porte girevoli che, quasi quarant'anni dopo, consegna una lettura fuori dagli schemi.

Alle elezioni politiche del 1987, una Vanoni al culmine del successo artistico disse no a Bettino Craxi che voleva candidarla al Parlamento. Anche il leader del Psi aveva raggiunto la vetta in quel tempo con la guida di due governi di pentapartito che avevano riaffermato il ruolo dell'Italia. Ma Ornella si sfilò con una lettera affettuosa ("lavoro troppo e seriamente") che tuttavia non rinnegò il suo sostegno alla causa socialista. A Montecitorio entrò invece Gino Paoli, uno degli uomini più importanti della sua vita, che accettò la candidatura del Pci, anche se preferì aderire al gruppo della Sinistra indipendente che allora faceva molto chic.