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Dallo scontro con il Cav per il partito "La destra" alla narrativa su "Twiga" e borse di lusso. La battaglia di Cremona per un posto al Senato in cui ha battuto l’economista Cottarelli
Adesso che la sua carriera politica incontra un doloroso stop, per via giudiziaria, bisogna riconoscerglielo: fin dall'inizio Daniela Santanchè sapeva che gli unici in grado di frenare la sua irresistibile ascesa nel Palazzo potevano essere i pubblici ministeri. Da tutti gli altri - le opposizioni, i rivali, gli amici che ne conoscono le virtù quanto le asprezze caratteriali - ha sempre pensato di sapersi difendere, forte della sua determinazione e della sua capacità di relazione. Della capacità tellurica delle Procura invece ha sempre avuto chiara la potenza. Quando era in predicato per diventare vicepresidente della Camera, nel 2013, disse quasi esplicitamente che solo un guaio giudiziario poteva essere d'ostacolo alla sua nomina: "Cosa ho che non va? Sono indagata? Ho rubato? Sono stata condannata? Sono orgogliosa di non piacere a tutti, se un comunista mi dà ragione penso di avere sbagliato tutto. Io voglio essere amata dai miei e odiata dagli altri". Una frase, va detto, in cui c'è tutta la Santanchè.






