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Malumore nel partito: "La linea non la decide lui". Lo molla anche Storace: "Non sa fare politica"

Roberto Vannacci è in guerra. Il generale ha cominciato a bombardare (pesantemente) le scelte del governo Meloni sul sostegno italiano all'Ucraina. Il rischio, però, è l'isolamento. "Basta armi a Kiev" ha tuonato il generale eletto tra le fila della Lega al Parlamento europeo e promosso da Matteo Salvini vicesegretario del partito. "Questa guerra all'Italia non ha portato nulla di buono, meno commercio, meno ricchezza, caro vita eccessivo. È una guerra che neppure il popolo ucraino vuole più, perché si è reso conto che quattro anni di cessione continua di armi e fondi infiniti all'Ucraina non ha portato risultati, anzi, l'esercito russo continua ad avanzare" ha detto l'ex militare a Radio Cusano Campus. Dichiarazioni inusuali per un uomo dal passato come paracadutista incursore. Anche Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di inizio anno lo aveva detto (prendendo le distanze): "Mi stupisce che un generale sia contro" l'aiuto militare all'Ucraina. Una linea che nel partito pare avere non molta presa. "Siamo per la pace, ma in linea con il governo" ci dice un parlamentare leghista. Eppure, giovedì alla Camera, mentre si votava un ulteriore pacchetto di aiuti a Kiev, due leghisti hanno votato no, "è l'effetto Vannacci?" si sono chiesti in molti. "Si figuri, la linea la detta Salvini non Vannacci".