di
Claudio Del Frate
Nostalgici di casa Savoia diedero l'assalto a una sede del Pci che esponeva un tricolore senza lo scudo monarchico: si scontrarono con la polizia e fu una carfneficina
L'Italia che il 2 giugno del 1946 scelse di diventare una repubblica (e che oggi celebra gli 80 anni di quella svolta satorica) era ancora un Paese turbolento, lacerato dalle ferite della guerra, che imparava a maneggiare i riti della democrazia. In questo clima maturò un evento, la prima di tante stragi di piazza che da lì in avanti avrebbero scandito la storia repubblicana. Una strage oggi dimenticata e che ebbe come teatro Napoli: nove morti, sostenitori della monarchia che tentarono un assalto alla sede del Pci e morirono in scontro con la polizia.
Chiuse le urne il 3 giugno del '46 cominciò una estenuante maratona per arrivare al responso finale. Lo spoglio parziale, questa è cosa nota, sembrò premiare i fautori della monarchia. Napoli poi stava decretando un plebiscito per i Savoia: i nostalgici della corona avrebbero tribitato alla monarchia l'83% dei voti. Lo stesso Alcide De Gasperi sembrava scettico sulla svolta repubblicana. Poi il 5 giugno il ministro degli interni, il socialista Giuseppe Romita, annuncia la vittoria della repubblica con uno scarto di 2 milioni di voti circa.











