Dopo venti anni dal suo primo acclamato romanzo, Kiran Desai dà alle stampe un’opera complessa, una storia d’amore che diventa uno spunto per indagare i temi della solitudine contemporanea. E attraverso due giovani che si scelgono liberamente, la forza e la sopravvivenza di certe tradizioni familiari

di

Liana Messina

Con il suo libro d’esordio, Eredi della sconfitta, Kiran Desai aveva colpito subito, vincendo a sorpresa il Booker Prize. Era il 2006 e le ci sono voluti quasi vent’anni per tornare con il suo atteso secondo romanzo, La solitudine di Sonia e Sunny. Figlia d’arte (anche sua madre Anita, tra le più apprezzate autrici indiane, è stata candidata al Booker per tre volte, ed è la sua prima lettrice), ha dedicato tutto il suo tempo alla stesura di quest’opera complessa, oltre 700 pagine, che parte da una inusuale storia d’amore per poi intrecciare una miriade di altri temi.

Muovendosi dall’America all’India, fino all’Italia, esplora emozioni e ricerca d’identità, si confronta con il vuoto della solitudine contemporanea, osserva le culture e le tradizioni familiari che si sgretolano, intreccia storie e personaggi minori con l’aggiunta di tocchi di realismo magico, tra apparizioni soprannaturali e il mistero di un simbolico talismano.