Quella giovane donna in copertina sembra scavare dentro il lettore, così come fanno le parole di Andreea Simionel nel romanzo La ragazza d’aria (Rizzoli). Non solo per la toccante storia di Aryna, arrivata in Italia dalla Romania fra le montagne russe dell’adoloscenza, alla ricerca di una identità, smarrita fra i due Paesi. Ma anche per la scrittura densa, la cura nella scelta di ogni parola con cui l’autrice – al suo secondo romanzo dopo Male a est (Italo Svevo) – si addentra nelle discese e risalite della ragazza che inizia a controllare ogni giorno di più: il pensiero, gli affetti e il cibo. Sarà la stessa scrittrice, che come la sua protagonista è nata in Romania e vive a Torino, a presentare il volume alla libreria Ubik, stasera alle 18 in via Irnerio, con Elisa Malpiedi. "Nel mio libro precedente– spiega – c’era molta più Romania, ma non avevo ancora finito con quei temi e volevo tracciare questa freccia: che il cambio di Paese coincidesse con la malattia. L’anoressia però è venuta dopo. Questa malattia per me è legata alla lingua".

Come mai?

"È un po’ il mio percorso, io sono stata per tanti anni quella che scriveva strano, che faceva giochini linguistici. Tagliavo tanto e sono arrivata dirmi che forse avevo una scrittura anoressica. Anche per Aryna il primo impatto con l’Italia è linguistico, lei si fa mangiare dalla scuola, deve essere la prima della classe, fare amicizie... ma l’italianità la esprime subito con la lingua e il cibo".