In uno dei tanti spunti metaletterari sparsi nelle oltre settecento pagine di cui si compone l’ultimo romanzo di Kiran Desai, La solitudine di Sonia e Sunny (traduzione dall’inglese di Giuseppina Oneto, Adelphi, pp. 762, € 25,00), l’aspirante scrittrice Sonia si immerge in Anna Karenina con entusiasmo febbrile: «Quanti milioni di osservazioni e di istanti c’erano voluti per comporre quel libro!». Più o meno gli stessi pensieri vengono suggeriti dalle pagine dell’autrice indiana, nel suo ritorno al romanzo vent’anni dopo Gli eredi della sconfitta, con cui vinse il Booker Prize nel 2006. Anche al centro di quella fortunata opera c’erano due giovani indiani che vivevano due vite parallele, l’uno immigrato clandestino negli Stati Uniti, lei orfana cresciuta presso il nonno, giudice nell’India postcoloniale a metà degli anni Ottanta.
Qui, invece, Sonia e Sunny sono due giovani indiani che vivono da soli (o così pensano i loro genitori) negli Stati Uniti. Come spiega il nonno di Sonia: «Sembra che in America la solitudine sia un grande problema». La logica soluzione (o così pensano i loro genitori) consiste nel farli incontrare e magari sposare. All’incontro si arriverà nuotando (immagine ricorrente nel romanzo) in un oceano di storie.







