Le Ragioni di Israele

Giuseppe Kalowski

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A paramedic volunteer carries a body, one of the six the family members who were killed on Wednesday when their car was struck in an Israeli airstrike on a highway as they fled their village, during a funeral procession in the southern port city of Tyre, Lebanon, Friday, May 29, 2026. (AP Photo/Mohammed Zaatari)

In Israele cominciano le grandi manovre per le prossime elezioni politiche generali, che presumibilmente si terranno nel prossimo mese di ottobre. Sono passati esattamente trent’anni dalla vittoria elettorale di Netanyahu nei confronti di Shimon Peres, ed è iniziato così il nuovo corso con poche interruzioni. Nella coalizione dell’opposizione, che in teoria è in vantaggio nei sondaggi sulla coalizione governativa, si comincia già a litigare. Yair Golan, leader dei “Democratici”, il partito di sinistra, quando ha preso in considerazione l’ipotesi di un accordo con i partiti religiosi ortodossi, qualora dovesse servire per formare un governo senza Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, è stato subito contraddetto dai leader alleati Bennett e Lapid del partito “Yachad”, con un netto: “Il servizio di leva sarà obbligatorio per tutti senza eccezione”. Anche Eizenkot, forte dei suoi 17 seggi rilevati dai sondaggi col suo nuovo partito “Yashar”, si è inserito polemicamente nella dialettica politica, favorendo di fatto Netanyahu e i suoi alleati. Fare delle previsioni su chi vincerà le prossime elezioni è impossibile.