Israele non intende ritirarsi e anzi punta ad estendere l’occupazione nella Striscia di Gaza. Lo ha annunciato pubblicamente Benjamin Netanyahu durante un incontro con i giornalisti, dichiarando di aver ordinato all’esercito israeliano di prendere il controllo del 70% dell’enclave. La mossa – che costituisce una violazione del cessate il fuoco e dell’Accordo di pace in 20 punti siglato a ottobre 2025, ma costantemente disatteso, rischia di aggravare una crisi umanitaria già devastante. D’altra parte, che i vertici di Tel Aviv non avessero alcuna intenzione di ripiegare era ormai chiaro. In base all’accordo di tregua, le forze israeliane si erano attestate lungo una cosiddetta ‘linea gialla’ che conferiva a Israele il controllo diretto del 53% della Striscia. Da allora, quella linea è stata sistematicamente spostata verso ovest, restringendo lo spazio vitale dei palestinesi un metro dopo l’altro. Nella conferenza stampa da un insediamento della Cisgiordania, il premier, che sta lottando per la sua sopravvivenza politica in vista delle elezioni, ha illustrato la portata degli obiettivi territoriali di Israele: “Attualmente a Gaza – ha detto – controlliamo il 64% del territorio e il mio obiettivo è arrivare al 70%”. Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha aggiunto che l’obiettivo finale è che un gran numero di palestinesi lasci Gaza attraverso quella che ha definito “migrazione volontaria”, ma che gli attivisti per i diritti umani descrivono come un piano strutturato di pulizia etnica, perseguito rendendo le condizioni di vita progressivamente intollerabili.
Gaza: l’occupazione un metro alla volta | ISPI
Israele verso il controllo del 70% della Striscia. Mentre la crisi umanitaria si aggrava, il progetto è sempre più chiaro.
Netanyahu ha ordinato all'IDF di estendere il controllo su Gaza dal 64% al 70%, violando il cessate il fuoco del 2025. Il Board of Peace di Trump è privo di fondi e governance: zero dollari stanziati, stabilizzazione regionale improbabile nel medio termine.











