Quante ore bisognerebbe dormire? E come si fa a combattere l'insonnia che specie mei mesi estivi, complice il caldo, ci tormenta? Quante ore dormire Da tempo gli esperti raccomandano di dormire almeno sette ore per notte, poiché una quantità insufficiente di sonno è stata collegata a un invecchiamento più rapido e a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, ictus e mortalità precoce. Tuttavia, una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications offre una prospettiva incoraggiante per chi occasionalmente dorme poco: recuperare il sonno perso nelle notti successive potrebbe contribuire a ridurre parte degli effetti negativi associati alla mancanza di riposo.
Cos'è il sonno di recupero Lo studio ha riacceso l'interesse sul cosiddetto “sonno di recupero”. Secondo Jean-Philippe Chaput, specialista del sonno dell'Università di Ottawa, la maggior parte delle linee guida si è sempre concentrata sulla durata media del sonno, suggerendo un intervallo ideale tra sette e nove ore per notte. I nuovi risultati indicano però che potrebbe essere altrettanto importante la capacità dell'organismo di compensare periodi temporanei di sonno insufficiente.Negli ultimi anni, gli studi sul recupero del sonno hanno prodotto risultati contrastanti. Alcune ricerche hanno evidenziato possibili benefici del dormire più a lungo nei fine settimana, associandolo a una riduzione del rischio di ipertensione, diabete, demenza e malattie cardiache. Altri lavori, invece, non hanno riscontrato effetti significativi sulla salute cardiovascolare o sulla mortalità.La ricerca Per approfondire la questione, Xiaoyu Li e il suo team della Tsinghua University hanno analizzato oltre 574.000 notti di sonno registrate da più di 85.000 partecipanti della UK Biobank. I soggetti hanno indossato accelerometri da polso per circa una settimana, consentendo ai ricercatori di stimare la durata del sonno attraverso il monitoraggio dei movimenti.I dati hanno mostrato che i partecipanti dormivano in media 6,43 ore per notte. Circa il 30% di loro ha sperimentato almeno un episodio di riduzione del sonno, ovvero una notte in cui aveva dormito meno rispetto alle proprie abitudini. In quasi la metà di questi casi, però, la notte successiva si verificava un “rimbalzo del sonno”: le persone recuperavano circa un'ora di riposo in più rispetto al normale. Questo fenomeno si osservava soprattutto durante la settimana lavorativa e non esclusivamente nei weekend.Il rischio di mortalità Secondo gli autori, questo comportamento suggerisce che molte persone cerchino di compensare rapidamente il sonno perso, adattandosi alle esigenze della vita quotidiana. Analizzando i dati e tenendo conto di vari fattori come età, stato di salute e stile di vita, i ricercatori hanno osservato che chi non recuperava il sonno perso presentava un rischio di mortalità superiore del 15% nei successivi otto anni rispetto a chi non aveva subito restrizioni del sonno.Al contrario, tra coloro che riuscivano a recuperare il riposo nelle notti seguenti, il rischio di mortalità risultava paragonabile a quello delle persone con abitudini di sonno regolari. Lo stesso andamento è stato confermato anche da un secondo studio statunitense condotto su circa 4.500 partecipanti.Gli autori sottolineano comunque che questi risultati non devono essere interpretati come un via libera a dormire poco in modo abituale. Sebbene il corpo sembri possedere una certa capacità di compensare gli effetti di una perdita occasionale di sonno, la privazione cronica resta un problema importante. Dormire troppo poco per lunghi periodi può infatti alterare l'equilibrio ormonale, aumentare l'infiammazione e lo stress fisiologico, oltre ad avere conseguenze sul metabolismo, sulla pressione arteriosa, sul sistema cardiovascolare e sulle capacità cognitive.






