“Io mi incazzo, mi indigno, mi arrabbio con i nostri concittadini, con me stesso, perché noi siamo diventati un popolo di pecoroni“. È il grido, durissimo, di Nino De Masi, imprenditore calabrese da anni sotto scorta insieme alla sua famiglia, intervenuto sulla vicenda di Vibo Marina e sul futuro dell’accesso alla spiaggia di via Vespucci.

De Masi non usa giri di parole. Non punta il dito solo contro la politica, i poteri economici o gli interessi industriali. Il suo atto d’accusa riguarda la rassegnazione dei cittadini, l’abitudine a subire, la perdita della capacità di dire no. “Noi abbiamo normalizzato purtroppo tutto questo, abbiamo normalizzato di vivere con un padrone, con un padrino, sia esso un dranghitista, che spesso è la stessa cosa, sia esso politicante o sistema di potere“, afferma De Masi.

Il caso Vibo Marina e la spiaggia che rischia di diventare irraggiungibile

Al centro della protesta c’è quanto sta accadendo a Vibo Marina, dove l’accesso a una spiaggia frequentata ogni anno da migliaia di persone rischia di diventare sempre più difficile. Via Vespucci sarà infatti interdetta alla sosta per consentire la realizzazione di una corsia d’emergenza a servizio della Meridionale Petroli, società riconducibile a uno dei maggiori gruppi petroliferi italiani.