C’è un meccanismo diabolico nella transizione ecologica europea. Si chiama CAFE, (la media di consumo ed emissioni delle auto nuove), è stata imposta dalla Ue e porta a un conto salatissimo che paghiamo noi. Risultato? I costruttori di casa nostra hanno speso miliardi per elettrificarsi. Hanno alzato i prezzi delle auto fino a farle diventare beni di lusso. Hanno licenziato operai, chiuso stabilimenti. Tutto per obbedire a Bruxelles. Ma il mercato, refrattario alle direttive, non collabora. Quando le elettriche non si vendono scattano le multe: 95 euro per ogni grammo di CO₂ in eccesso, moltiplicato per ogni auto venduta. Quando invece le elettriche si vendono i crediti ambientali finiscono dritti dritti nelle casse di Tesla e dei cinesi che incassano miliardi. Un trasferimento di ricchezza dal Vecchio Continente al Dragone (e a Elon Musk). È il paradosso perfetto: una legge pensata per salvare l’industria automobilistica la sta strangolando. I costruttori europei diventano i cattivi della storia, quelli che «non fanno abbastanza», mentre i cinesi diventano i buoni, i virtuosi, i salvatori del pianeta. E lo sono davvero visto che poi producono anche in Europa. E intanto il parco circolante vero, quello di 140 milioni di auto pre-Euro 6 che scorrazzano ancora per le nostre strade europee, quello nessuno lo tocca. Perché è più facile multare chi fabbrica una macchina nuova che obbligare qualcuno a rottamare un bidone. <CW-5>Una vecchia calcolatrice sarebbe bastata. Bastava sommare: da una parte i miliardi investiti nella nuova tecnologia, dall’altra i miliardi di multe o di crediti comprati. Il risultato è sempre lo stesso: l’Europa che si punisce da sola, alza il prezzo delle auto per i suoi cittadini, riduce posti di lavoro e, alla fine del triennio 2025-2027, si troverà a pagare un conto salatissimo. O a comprare crediti da chi, guarda caso, non è europeo. Complimenti, signori di Bruxelles. Avete trasformato una buona intenzione in una tragedia.