Stefano Corsi è nato a Bergamo nel 1964, l’ha fisicamente lasciata nel
1970 e da allora vive a Lodi. Insegna lettere in un liceo milanese e collabora
con l’ …
S
e lo ricorda bene, il professor Caudano, che cos’era maggio, a scuola: il più crudele dei mesi. Ora lui è un signore quasi a riposo, che può passeggiare, lavorare pochissimo e molto leggere. Ma ci sono stati lunghi anni in cui maggio è stato il tritacarne che tutti sanno: docenti, ragazzi e famiglie. Una girandola di interrogazioni e verifiche. Perché i voti ci vogliono, ma darli tutti prima, per decongestionare il mese, vorrebbe dire indurre al totale disimpegno i ragazzi sugli ultimi argomenti. Non senza il rischio di sentirsi obiettare da qualche genitore che il figliolo era in ripresa ma non è più stato testato nella parte finale, e decisiva, dell’anno scolastico. Maggio era così, certo. Il buon Elvio ci ripensa e sorride a un dettaglio sul mutare dei tempi. Maggio è, sempre, anche il mese dei recuperi disperati. I ragazzi vengono a supplicare l’orale in più, lo scritto suppletivo, la prova che i mondi della promozione a giugno possa aprirgli, e il professore deve gestire l’orda dei pentiti dell’ultima ora. Negli anni più recenti, due erano però state le novità innegabili: che spesso la richiesta arrivava via mail da parte del padre o della madre e che Elvio non aveva saputo più opporre la sua salda resistenza giovanile.








