Pubblicato il: 02/06/2026 – 13:52

COSENZA Dopo quindici anni trascorsi a Firenze tra studio e insegnamento, ha scelto di tornare in Calabria. La storia di Alberto Mezzotero, insegnante originario della provincia di Cosenza, raccontata dal Corriere della Sera in un articolo firmato da Ivana Zuliani, riporta al centro del dibattito il tema del costo della vita nelle grandi città e delle difficoltà economiche vissute da molti lavoratori della scuola.Mezzotero, 44 anni, ha ottenuto il trasferimento a Cosenza dopo aver insegnato per anni nelle scuole elementari del capoluogo toscano. Una decisione maturata soprattutto per ragioni economiche.«Con lo stipendio da insegnante non c’è verso di prospettare una vita dignitosa», spiega. «Vivere in un appartamento condiviso, come faccio attualmente, non lo è; ma non lo è nemmeno arrivare a fatica a fine mese perché paghi uno stonfo per un bilocale».L’insegnante vive da oltre un decennio in una casa condivisa con altri lavoratori. Una soluzione che negli anni gli ha consentito di contenere le spese, ma che oggi considera non più sostenibile. «A 44 anni una stanza comincia a stare stretta», racconta, spiegando di aver cercato a lungo una casa da acquistare o da prendere in affitto senza riuscire a trovare soluzioni compatibili con il proprio reddito. Secondo Mezzotero, il problema riguarda molti colleghi che lavorano lontano dalle proprie regioni d’origine. «Un insegnante prende lo stesso stipendio a Cosenza come a Firenze, ma il costo della vita è diverso», osserva, sottolineando come il divario tra retribuzioni e spese quotidiane stia diventando sempre più difficile da sostenere.La scelta di lasciare Firenze non è stata semplice. La città toscana, racconta, gli ha dato molto sia sul piano professionale che personale. «Mi mancheranno tutta questa bellezza e gli stimoli culturali a portata di mano», afferma, ricordando gli amici, gli alunni e le abitudini costruite negli anni.Eppure il richiamo della Calabria e la possibilità di una maggiore sostenibilità economica hanno prevalso. «Forse è stato un azzardo, vedremo», dice. «Se non mi troverò, tra tre anni potrò richiedere il trasferimento a Firenze». Nelle sue riflessioni c’è anche uno sguardo più ampio sul mondo della scuola. «Già non attira tantissimo il mestiere», sostiene. «Ci vorrebbe un riconoscimento economico, ma anche più considerazione sociale». Una testimonianza che evidenzia come il caro vita nelle grandi città stia incidendo sempre più sulle scelte di vita e di lavoro, spingendo molti professionisti a riconsiderare il proprio futuro e, in alcuni casi, a tornare nelle regioni d’origine.