R., 44 anni, viene dalla Puglia e insegna in provincia di Milano. Per una stanza in un appartamento condiviso paga 580 euro al mese. Si considera fortunato: a Milano città, racconta, si arriva a spendere fino a 500 euro anche solo per un posto letto in una stanza doppia. Lo stipendio netto sfiora i 1.700 euro, ma tra affitto, bollette, trasporti e spese quotidiane gran parte del salario sparisce prima della fine del mese. Un’altra docente, per poter continuare a lavorare, si è trasferita dalla provincia di Salerno all’hinterland milanese. A 56 anni paga ancora il mutuo della casa acquistata in Campania insieme alle spese per un alloggio vicino alla scuola dove lavora. Racconta di riuscire a sostenere tutto solo grazie all’aiuto del padre. L., invece, ha vissuto per sette anni da precaria fuori sede a Firenze. Dopo anni in appartamenti condivisi, si è trasferita in un bilocale dove pagava 650 euro di affitto: metà stipendio, a cui si aggiungevano bollette e spese quotidiane. «Di fatto vivevo per pagare l’affitto», racconta. Oggi, tornata a Reggio Calabria grazie al punteggio accumulato negli anni di servizio, con la stessa cifra riesce a vivere in una casa più grande e dignitosa. Per lei il problema non si risolve con stanze calmierate, ma con salari più alti: «Il costo della vita è aumentato troppo per tutti».