Marmo

L’AI è una frattura storica: più rischio o opportunità per l’Italia?

"È una frattura storica, ma soprattutto una questione di adozione – avvisa Giuseppe Di Franco, ceo del Gruppo Lutech, uno dei principali player dell’innovazione digitale e autore di L’intelligenza artificiale per il futuro dell’Italia – Le tecnologie sono già disponibili e mature: il vero tema è trasformarle in produttività. Le stime indicano che l’AI generativa può contribuire fino all’1–1,5% di crescita annua della produttività, ma solo nei contesti in cui viene integrata nei processi. In Italia siamo ancora troppo concentrati sui pilot, mentre il valore nasce dalla scalabilità. L’opportunità è concreta, ma si gioca tutta sulla capacità di passare dall’innovazione dimostrativa all’adozione diffusa e misurabile".

Il primo ostacolo: dati, competenze o burocrazia?

"La cultura del dato. L’AI si nutre di dati, ma nel nostro Paese restano frammentati, poco interoperabili e spesso sottoutilizzati. È il primo paradosso italiano: vogliamo essere protagonisti dell’innovazione senza una reale valorizzazione del dato come asset strategico. Senza qualità e accessibilità dei dati, l’AI non scala e non genera impatto. È qui che si gioca il vero salto competitivo".