ROMA – L’Italia è finalmente digitale: i lavoratori si muovono in Rete con passo spedito, praticano il lavoro agile da casa, mentre le aziende rendono “automatiche” le loro funzioni chiave.
Nello stesso tempo, il Paese usa l’intelligenza artificiale in maniera timida e, a volte, addirittura casuale. Se tante aziende piccole e medie neanche guardano all’IA, chi la utilizza senza una bussola ne ricava vantaggi modesti. Così tante volte smette di investire, si scoraggia, non ci crede più.
Nella sua Relazione annuale, la Banca d’Italia prende atto che una “digitalizzazione di base” è stata ormai raggiunta da quattro imprese italiane ogni 5. Parliamo di quelle private, non finanziarie e con almeno 10 addetti. E Bankitalia registra progressi anche nell’analisi dei dati, pratica cui si dedica quasi la metà degli imprenditori (nel 2025, contro il 27% del 2023). La navigazione si è fatta analitica, non è più casuale.
Il terzo gradino
Qualcosa, però, si è inceppato al momento di salire il terzo gradino, quello dell’intelligenza artificiale. Bankitalia, allarmata, registra che solo il 16% delle aziende è entrato con decisione nell’era algoritmica. Parliamo di aziende dell’industria e dei servizi non finanziari con almeno 10 addetti.












