L’Intelligenza Artificiale sta trasformando profondamente il funzionamento delle organizzazioni, ma restano aperte molte questioni sulle modalità con cui questa trasformazione si sta concretamente realizzando e governando.La ricerca ITIR su “Governo e diffusione dell’AI”: obiettivi e campionePer approfondire tali dinamiche, il centro di ricerca ITIR dell’Università di Pavia ha sviluppato la ricerca “Oltre la linea rossa? Governo e diffusione dell’intelligenza artificiale”, basata su 5.294 osservazioni relative a dipendenti di imprese italiane di medio-grande dimensione, appartenenti a diversi livelli gerarchici e a un campione cross-settoriale bilanciato.Tale studio rappresenta uno dei primi contributi quantitativi su larga scala a distinguere esplicitamente tra AI convenzionale, generativa e agentica. Pur essendo categorie tecnologicamente sfumate, questa tripartizione è rilevante sul piano manageriale, poiché ciascuna famiglia presenta logiche di adozione e impatti differenti. L’AI convenzionale riguarda sistemi orientati a previsione, classificazione e ottimizzazione; l’AI generativa produce contenuti testuali, visivi, audio o video con elevata versatilità; l’AI agentica identifica invece sistemi dotati di maggiore autonomia operativa, capaci di pianificare ed eseguire sequenze articolate di azioni su piattaforme e sistemi esterni.Questo articolo si inserisce in una serie di contributi pubblicati su Agendadigitale, finalizzati a presentare una selezione dei risultati più interessanti emersi dallo studio sopra indicato. Dopo il primo articolo, dedicato a come cambia il lavoro con l’AI nelle imprese italiane, questo secondo contributo approfondisce il tema dell’utilità e dei benefici percepiti dai lavoratori nell’impiego dell’intelligenza artificiale.L’utilità percepita dell’AINell’articolo precedente si è evidenziato come l’AI, specie generativa e agentica, sia ormai molto diffusa in azienda: il 59,8% dei rispondenti dichiara di farne almeno un qualche uso nel proprio lavoro.Di contro, solo il 17,4% del campione considera l’AI un elemento importante per lo svolgimento della propria attività lavorativa. In altre parole: l’AI è ampiamente utilizzata, ma i suoi potenziali benefici non sono ancora valorizzati quanto potrebbero.È interessante osservare come la rilevanza attribuita all’AI cresca in modo significativo all’aumentare della competenza specifica e dell’apertura all’innovazione. Gli utenti esperti, tra i quali l’utilità percepita sale al 41,6%, esprimono infatti una percezione di importanza quasi due volte e mezzo superiore alla media del campione, confermando come una maggiore familiarità con l’AI e una più solida capacità di utilizzo ne accrescano la valutazione quale strumento rilevante per l’attività lavorativa. La percezione di utilità risulta inoltre più elevata tra i rispondenti che si definiscono “ribelli” (21,3%) e tra i più giovani (22,7%), confermando come i profili maggiormente orientati alla sperimentazione, al cambiamento e all’esplorazione di nuove soluzioni tendano a riconoscere più facilmente il potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale. Al contrario, i profili senior (11,8%) mostrano una valutazione più prudente circa l’utilità dell’AI.A livello di funzioni organizzative, la percezione di utilità dell’AI risulta, come prevedibile, significativamente più elevata rispetto alla media nelle aree maggiormente coinvolte nei processi di innovazione tecnologica. In particolare, i valori più elevati si registrano nell’IT e tra coloro che si occupano di Digital Transformation (27,5%), nonché nella Ricerca e Sviluppo (17,6%). Da notare anche la crescente rilevanza attribuita all’AI nell’ambito delle Risorse Umane (HR) (21,4%), probabilmente quale segnale sia di innovazione nei modelli organizzativi, sia di un impatto sempre più diretto dell’AI sulla governance del lavoro e delle persone.Al contrario, la percezione di utilità risulta inferiore alla media soprattutto negli uffici legali (6,7%) e nell’area acquisti (6,1%). Nel primo caso, il dato riflette probabilmente le maggiori cautele legate a compliance, affidabilità, responsabilità e presidio normativo. Si tratta di un aspetto particolarmente interessante e meritevole di approfondimento, perché l’ambito legale è – nei fatti – uno dei contesti in cui l’AI agentica potrebbe esprimere un potenziale significativo: processi relativamente strutturati e normati, attività ad alta intensità documentale, controllo di coerenza, monitoraggio normativo rappresentano infatti aree nelle quali sistemi avanzati di AI possono generare valore rilevante, se adeguatamente governati.Un ulteriore elemento di particolare interesse riguarda la percezione di utilità dell’AI nel lavoro in relazione alle diverse famiglie tecnologiche considerate: AI convenzionale, generativa e agentica. Se, da un lato, l’AI generativa risulta di gran lunga la forma più diffusa, dall’altro è, tra le tre, quella percepita come meno utile (24,6%). Viceversa, l’AI convenzionale, pur essendo la meno diffusa, è quella cui viene attribuito il maggiore livello di utilità (39,6%), con l’AI agentica che si colloca in posizione intermedia (28,7%). Principali benefici dell’AI sul lavoroMa a quali benefici si legano i sopra discussi livelli di utilità percepita dell’AI? Il beneficio più rilevante — come ci si poteva attendere — riguarda la capacità dell’AI di liberare tempo da destinare ad attività a maggiore valore aggiunto (vedi figura 1): il 62,3% dei rispondenti indica infatti questo aspetto come beneficio principale. Tale evidenza conferma il ruolo dell’AI quale strumento di efficientamento e di riallocazione del focus lavorativo verso compiti più rilevanti. Questa percezione risulta particolarmente accentuata tra i Top Manager, per i quali il valore sale al 78,0%, tra i profili esperti (72,9%) e tra i più giovani (66,9%). Al tempo stesso, il beneficio associato alla liberazione di tempo per attività di innovazione (49,2%) e per attività creative (44,8%) restituisce un’immagine dell’AI non solo come leva di efficienza, ma anche come fattore abilitante di creatività e sviluppo.Particolarmente interessante è anche il secondo beneficio percepito come più evidente: il 52,8% dei rispondenti afferma infatti di provare entusiasmo nell’utilizzo di tali strumenti, segnalando una relazione con l’AI non soltanto funzionale, ma anche positiva sul piano dell’esperienza d’uso e/o delle aspettative. Tale entusiasmo risulta più elevato tra i profili esperti (70,3%), i Top Manager (65,9%) e, più in generale, tra i profili più giovani (59,1%). Si attenua invece tra i profili senior (44,7%), in coerenza con la loro più contenuta percezione dell’innovatività del contesto lavorativo, oppure come possibile riflesso di alcune cautele o timori che verranno approfonditi nella sezione seguente.Figura 1. Benefici dell’AI sul lavoro delle persone (% di persone che indicano il beneficio come percepito e rilevante)L’analisi dei benefici percepiti per tipologia di AI (Tabella 1) conferma quanto già emerso: sebbene l’AI generativa rappresenti la forma più diffusa, è l’AI convenzionale a essere percepita come quella che produce i maggiori benefici, di fatto lungo tutte le dimensioni considerate. Benefici non trascurabili emergono anche con riferimento all’AI agentica, mentre nel caso dell’AI generativa il quadro appare più prudente, con differenze statisticamente non significative.Tra gli scostamenti più significativi, l’AI convenzionale si distingue in particolare per la capacità di liberare tempo da destinare ad altre attività, incluse quelle creative e sociali/personali. L’AI agentica, invece, sembra incidere soprattutto sulla motivazione, sulla creatività e sulla semplificazione dell’interazione uomo-AI. Pertanto — e questa è davvero un’evidenza particolarmente interessante e non scontata — il suo valore percepito sembra collocarsi non tanto sul piano della standardizzazione e/o del mero aumento della produttività, quanto piuttosto su quello del potenziamento dell’esperienza di lavoro, dell’ampliamento delle possibilità di azione individuale e della costruzione di forme innovative di interazione tra colleghi e/o con l’AI.Tabella 1. L’impatto dell’AI sul lavoro delle persone – split per tipologia di AIIntero CampioneAI ConvenzionaleAI GenerativaAI AgenticaLiberano tempo per attività più rilevanti62,3%64,3%65,3%66,7%Sono entusiasta nell’usarli52,8%66,0%55,8%59,2%Liberano tempo per innovare49,2%60,1%51,9%54,2%Supportano decisioni più informate46,1%57,1%47,6%50,9%Liberano tempo per attività creative44,8%57,8%46,9%51,4%Migliorano l’interazione uomo-macchina43,6%51,3%45,8%49,8%Liberano tempo per attività sociali / personali (oltre il lavoro)28,8%43,5%30,7%32,9%Rendono fondamentale la leadership17,1%26,6%17,4%20,8%Alcune riflessioni d’insieme su utilità e benefici dell’AII dati qui presentati – quale selezione di un più ampio studio – restituiscono un’immagine dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni italiane al tempo stesso incoraggiante e incompiuta. L’AI è ormai ampiamente diffusa, ma il salto dalla diffusione alla piena valorizzazione non è ancora avvenuto: solo una persona su sei ne riconosce un’importanza elevata per il proprio lavoro quotidiano. Questo divario non sembra tanto segnalare una resistenza all’adozione, quanto piuttosto evidenziare un potenziale ancora in larga parte inespresso.Il quadro dei benefici percepiti offre indicazioni preziose su dove si concentri il valore reale dell’AI: liberare tempo per attività più rilevanti, alimentare l’entusiasmo nell’uso, abilitare innovazione e creatività. Ne emerge l’immagine di un’AI che, quando compresa e utilizzata con competenza, non incide soltanto sulla produttività, ma contribuisce a ripensare il lavoro e – aspetto forse ancora poco evidenziato in altri contesti – anche la qualità stessa dell’esperienza lavorativa.Particolarmente interessante è altresì il fatto che sia l’AI convenzionale, e non quella generativa, a essere percepita come la più utile e la più capace di produrre benefici tangibili. In altri termini, la forma di AI oggi più diffusa è anche quella percepita come meno utile, mentre quella meno diffusa risulta, al contrario, la più valorizzata.Una chiave di lettura trasversale di questi risultati è – ancora una volta – la “competenza”. Ad esempio, gli utenti esperti percepiscono un’utilità quasi due volte e mezzo superiore alla media: non perché dispongano necessariamente di strumenti diversi, ma perché sanno usarli meglio. È un’ulteriore conferma di come la sfida dell’AI, nella sua essenza, sia molto più vicina a dinamiche umane, organizzative e culturali che meramente tecnologiche.Il presente articolo si basa su una selezione di contenuti dal Report “Oltre la linea rossa? Governo e diffusione dell’intelligenza artificiale”, sviluppato da ITIR Università di Pavia e presentato nel corso di ITIR Summit 2026.
AI nelle imprese italiane: utilità e benefici per i lavoratori - Agenda Digitale
Una ricerca ITIR dell’Università di Pavia analizza utilità e benefici percepiti dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane. Dai dati emerge un divario tra ampia diffusione dell’AI e piena valorizzazione, con differenze tra AI convenzionale, generativa e agentica












