Dopo l’Urss, dopo Fidel, dopo il Covid. Adesso, per il castrismo, non c’è più un dopo. Lo scarpone americano calzato da Donald Trump affonda l’ultima zattera del Novecento: Cuba, un’isola alla deriva nel paradiso caraibico, assediata da quel mare cantato da Hemingway che ora torna campo di conquista. Troppo vicina agli Stati Uniti per potersi permettere la neutralità. Troppo fragile per stare da sola. E ora pure abbandonata. La Russia ha dismesso le velleità sovietiche: non contende all’America il dominio del mondo, preferisce curare con le bombe quello che considera il giardino di casa, l’Ucraina. E la Cina? Tratta. È la prosecuzione della politica con mezzi economici. Figurarsi se sogna di piazzare missili a San Cristóbal e Remedios. Restava il Venezuela, a tenere accesa l’Avana, se non altro rifornendola di petrolio a prezzi di saldo. Ma la cattura di Maduro, lo scorso gennaio, chiude anche quell’ultima falla nella diga. Washington stringe i rubinetti, i carichi si fermano, il bloqueo diventa una morsa asfissiante.
È l’embargo commerciale che gli Stati Uniti portano avanti dai primi anni Sessanta. Da quando Fidel Castro, trionfatore della guerriglia anti-Batista, deve affidarsi alla potenza di Mosca trasfigurando una rivolta nazionale nella revolución comunista. La cronaca in storia, la storia in leggenda. E gli oppositori, i delusi, gli affamati finiscono esuli: a milioni. Tra i simboli politici della diaspora cubana c’è Marco Rubio: falco della destra americana, oggi segretario di Stato di Donald Trump. Spetta a lui, pochi giorni fa, chiarire che “l’amministrazione non resterà a guardare mentre il regime cubano minaccia la nostra sicurezza nazionale”. Parole che, in potenza, preludono a un intervento militare. Dopotutto, da giorni la portaerei Nimitz si aggira nel mar dei Caraibi. Ma la guerra non è l’unica opzione. Il Pentagono preferisce soluzioni meno scenografiche, per ora: trovare tra i gerarchi dell’Avana una Delcy Rodríguez che accetti di allineare l’isola ribelle alla geopolitica a stelle e strisce. Senza fare troppo baccano. Oppure attendere l’implosione di un sistema stroncato dalla crisi economica. Nel lungo periodo Davide non può resistere a Golia, lo Zio Sam lo sa bene.









