Marcantonio Brandolini d’Adda, nato nel 1991, è un imprenditore e artista veneziano, la cui azienda familiare Laguna~B si specializza in vetro di Murano contemporaneo, e lui espande le sue attività a settori diversi come uno studio di design, un ristorante e una rivista, Everything, che fa da piattaforma di comunicazione per i suoi progetti. Come si definirebbe?«La lista delle cose che faccio sta diventando sempre più lunga ma sono innanzitutto un creativo che gioisce nel fare cose e vederle complete, vedere come la gente le apprezza, e come a volte siamo anche utili». Si sente influenzato dall’essere cresciuto a Venezia, dove i bambini di solito sono molto più liberi?«Sì, a otto anni andavamo già a scuola da soli, e dopo le lezioni potevamo giocare nelle piazze. A Venezia non ci sono scuole private, e andare in quelle pubbliche aiuta a crescere umili. Oggi vedo i figli di miei amici crescere in altre città con molta meno libertà». Dopo che sua madre francese ha sposato suo padre si è appassionata di vetro e nel 1994 ha fondato Laguna~B. Perché ha deciso di guidarla dopo la morte di sua madre, restando a Venezia?«Credo che ci sia una ragione per tutto, anche per le tragedie che ti succedono nella vita. Penso sempre più spesso che la vita sia eterna, che non si muoia. Le persone vivono perché vogliono che tu faccia qualcosa. Sono sempre più convinto che ci sia un motivo per cui mia madre è morta, ed è che io e i miei fratelli dovevamo fare qualcosa di grande in sua memoria. E questo mi rende felice, perché ho sempre meno paura della morte che secondo me non esiste, perché tutto è interconnesso. Un altro motivo per il quale ho proseguito il lavoro di mia madre è la libertà, e il modo in cui ho applicato questi concetti così importante per me a Laguna-B. Le prime cose che avevo fatto non avevano senso dal punto di vista dell’impresa, ma avevano un senso per me come creativo». Perché?«Perché quando presi in mano la società per prima cosa ci misi la mia creatività. Lo aveva fatto anche mia mamma». Cos’ha di speciale il suo vetro?«Mia madre è stata incredibile nel disegnare prodotti iconici. Facciamo più collaborazioni con marchi affermati, dalla moda all’arredamento. Vedono che noi siamo il marchio della vetreria contemporanea a Murano, una nicchia molto precisa». Lei oggi guida Laguna~B?«No un team di 15 o 16 persone, e facciamo una produzione più strutturata. Con noi lavora Akira Hara, un maestro vetraio giapponese. Utilizziamo sempre più persone nella produzione, guidata da Alvise Maria de Mezzo, socio della società da quando sono subentrato. Abbiamo un meraviglioso team di comunicazioni, che produce tutti i contenuti creativi, e che si è evoluto in una casa editrice e agenzia creativa. Mi fido del mio team, e oggi posso essere meno coinvolto a livello quotidiano». Perché? Non è uno specialista del vetro?«No, in realtà non mi piace affatto! Ho sempre detto che se avessi ereditato una società che ha banane avrei fatto quello». Quali sono le sue altre attività?«Lo studio per il mio lavoro artistico, ora ne sto costruendo uno nuovo. Ho cominciato ovviamente a fare vetro, creando grandi vasi squadrati, espressione della mia energia. Avevo incanalato la maggior parte della mia intuizione creativa verso Laguna~B, ma ora mi rendo conto che è stato un errore. Ora capisco che la mia arte e la mia impresa sono due cose diverse». Oggi ha anche un ristorante?«Sì, a zero metri dal mio studio, dal negozio di Laguna~B e dagli uffici. È anche un modo per mostrare come applichiamo il nostro approccio e la nostra identità in altri campi. In futuro voglio fare altre cose nel campo dell’ospitalità». Lei appartiene alla famiglia Brandolini, una famiglia veneziana molo antica, con un grande palazzo sul Canal Grande, dove abitano molti suoi parenti. A meno che non si prenda la topa, la tipica barchetta veneziana, si sposta a piedi?«Il palazzo è uno spazio per vivere e per lavorare. Ai vecchi tempi i palazzi venivano costruiti come luoghi degli affari. Ci abitava la famiglia, ma c’erano anche gli uffici e le sale espositive. Il mio sogno per il futuro del palazzo è di farne un luogo adatto al commercio, alla cultura, all’eccellenza. Se trascorro la giornata dentro il palazzo faccio sette chilometri, perché vado su e giù, dall’ufficio allo studio, sono sempre di corsa. Il palazzo non è fatto per i fisici pigri». Perfino a New York molti artisti vivono e lavorano nei loro studi, e mangiano tutti insieme. Lei cucina?«Sì, tantissimo. La mia specialità sono gli spaghetti con la bottarga e le acciughe, che preparo con tre tipi di pomodori diversi. Li pelo e tolgo tutti i semi, un’operazione che richiede molo tempo, ma è un puro esercizio di meditazione. Poi li schiaccio, scolo le acciughe e le faccio saltare appena appena in padella con pomodori e aglio, e infine aggiungo un po’ di acciughe e il sale». Cucina anche al suo ristorante o solo a casa?«La prima cosa che ho fatto appena ho preso il ristorante è stato entrare in cucina insieme a Guillaume Pinaut, il manager di Do Farai, e cucinare per tutti. Insieme a Guillaume abbiamo preparato un enorme piatto di spaghetti per tutto il team. È stato il nostro modo di celebrare l’acquisto del nuovo locale». In altre parole, lei sta uscendo dal guscio di bello che ha ereditato?«L’idea che molti in Italia hanno dell’artigianalità e dell’aristocrazia, vino e tutte queste cose, è un’idea troppo nostalgica. Per me la “nostalgia” è la peggiore parola al mondo, ma sono cresciuto in un ambiente nostalgico, quindi mi tocca adeguarmi. Quando ho iniziato a lavorare per Laguna~B, avevo molta ansia all’idea che stavo entrando in un campo troppo radicato nel passato. La mia idea è che questo universo, questo gruppo di società, deve ribaltare le cose normalmente associare alla nostalgia - come la famiglia, l’aristocrazia, il mondo nel quale siamo cresciuti - in qualcosa di più contemporaneo, accessibile e divertente».
Marcantonio Brandolini d’Adda: “La sfida è trasformare l’aristocrazia in contemporaneità”
L’imprenditore e artista veneziano: « A Venezia non ci sono scuole private e andare in quelle pubbliche aiuta a crescere umili. Oggi vedo i figli di miei amici…
















