di Edoardo Lusena

Alla vigilia degli 80 anni lo storico presidente dell'azienda di design di Omegna, sul Lago d'Orta, ripercorre la sua vita facendosi guidare dagli oggetti, entrati nella storia del design. «Sono fiero dei fallimenti: il genio si vede lì»

«Il momento in cui ho incontrato il design è stato quando, nel 1970, mi misi in testa di togliere la rarità all’opera d’arte. Mi inventai i multipli d’arte, pezzi firmati, come questo Guscio, di Gio’ Pomodoro. Al prezzo di un secchiello per il ghiaccio, chiunque poteva avere un Pomodoro in casa, numerato ma prodotto in serie illimitata».

E come andò?«Un clamoroso fallimento.Tanto che mio padre Carlo, quando arrivai a coinvolgere Salvador Dalì, disse stop. E fermò il progetto».

La voce di Alberto Alessi, storico presidente dell’azienda di oggetti di design nata 105 anni fa ad Omegna, in cima al lago d’Orta, e mai mossa da lì, non ha picchi né in alto né in basso, ogni singola parola esce calma, mentre questo signore di 79 anni solo per l’anagrafe, gira, tocca, guarda, sposta, le migliaia di oggetti, che popolano il museo che ha voluto al secondo piano della fabbrica, fallimenti inclusi.«Sì, credo che il genio italiano si esprima al meglio in reazione a un fallimento. Anzi, sono convinto che quando abbiamo fatto la differenza, dall’arte, alla scienza, all’architettura, lo abbiamo fatto inseguendo non la bellezza, ma la trasgressione».Alessi di trasgressioni ai suoi designer negli anni ne ha concesse: pensiamo solo a Firebird, l’accendigas fallico di Guido Venturini…«Sta per usciredalla nostra produzione, sa? Oltre trent’anni di vita per un oggetto non sono male. D’altronde, già in Italia eravamo fra i pochi ad avere cucine a gas, oggi anche da noi si va sull’induzione. Va beh, saràcontento il prete…».Il prete?«Sì, quando presentammo Firebird, nel 1993, l’allora parroco di Omegna dedicò l’omelia all’invettiva contro “l’ultima trovata di un’azienda locale”. Ci vuole la trasgressione, nelle forme, ma anche nei nomi. Quando entrammo in un ambiente mai toccato da Alessi, il bagno, con loscopino per Wc a forma di pianta grassa col suo vaso, lo battezzai io Merdolino. Per il centenario di Alessi li abbiamo fatti anche d’oro». E ride, concentrato al volante dell’auto che ci porta verso casa sua.Siamo passati davanti all’outlet di Bialetti, altra azienda nata a Omegna, da tempo con proprietà e produzione all’estero, ma la cui storia si intreccia alla sua.«Sì. La moka l’ha inventata qui Alfonso Bialetti, mio nonno, papà di mia madre Germana. Anche il mio nonno Alessi, Giovanni, ci aveva provato a realizzare una caffettiera da mettere sul fuoco sull’esempio del suo cero, ma quel prototipo giace al museo tra i fallimenti. Comunque mio padre Carlo, per far vedere che era del settore, quando andò a chiedere la mano di mia madre si presentò con in dono il servizio da te e caffé prodotto dalla nostra azienda, che poi è diventato il modello Bombé».E lei? È tipo da tè o da caffè?«Caffè, ogni mattina lo faccio io a casa con le nostre caffettiere, ogni tanto cambio modello, ora sto testando l’ultima, Vite, di Philippe Malouin. Viene buono, certo la moka che inventarono i Bialetti, quella non si batte».Dal primo caffè, al bagno. Il vostro design ci vuole segnare in ogni momento della vita. Anzi, uno dei suoi ultimi progetti vorrebbe portarlo oltre la vita.«Ah il Tornitore matto, la collezione a tema che ho inventato con Giulio Iacchetti, designer e amico (Compasso d’oro per la terza volta, ndr), abbiamo chiesto a grandi firme tra cui Daniel Libeskind di realizzare urne cinerarie. Il mio cruccio ora trovare il canale di vendita, non è che puoi metterle in un negozio di articoli da regalo».Ettore Sottsass, il suo mentore Alessandro Mendini, Philippe Starck, Aldo Rossi, Achille Castiglioni per dirne alcuni. Scoprendo i designer, lei ha scoperto la sua strada. Da bambino disegnava?«No, non ero particolarmente portato. Anzi, non ho mai disegnato nulla, tranne la bottiglia del vino del mio vigneto, “La signora Eugenia e il passero solitario”. Mi ha ispirato questo disegno (e mostra un codice di LeonardoDa Vinci, tra i tanti libri aperti in salotto, ndr). Ma non sono un designer. Infatti, una volta realizzata, mi sono accorto che non era impilabile».A dicembre lei farà 80 anni. In quale giorno, di preciso?«Non lo so, fui registrato dopo, mia madre non ricordava se il 3, il 4 o il 5, e lascrittura a mano sull’atto potrebbe essere sia un 3 che un 5, io festeggio tutta la settimana».Restare a Omegna e produrre lì ha costi elevatissimi. Quando, un giorno lontano, si stancherà, ora che il fondo Oakley ha il 51% delle azioni, resterà tutto così?«Non oso pensarlo».