Cavalli e colombi modellati come origami, mani a sei dita, bottiglie, vassoi. Dalla fantasia di Gio Ponti sono usciti moltissimi oggetti. Essenziali e allo stesso tempo superflui. Che ora tornano ad abitare la nostra modernità
di Nicola Baroni
3 minuti di lettura
Bottiglie in legno, mani a sei dita, cavalli e colombi in metallo sagomati come origami. A che servono? Apparentemente a nulla. “L’incanto, questa cosa inutile e indispensabile come il pane: da nobis hodie incantum quotidianum”, scriveva Gio Ponti nel 1957 in Amate l’architettura. Inutili e indispensabili come i suoi oggetti che Molteni&C ha appena rimesso in produzione, in collaborazione con i Gio Ponti Archives e con la direzione artistica dello Studio Cerri & Associati.
“Questi pezzi sono una chiave per entrare nel mondo creativo pontiano”, spiega Salvatore Licitra, nipote dell’architetto e fondatore del suo archivio. “Sono oggetti che definirei “inutili” in un certo senso, o utili solo se uno è disposto a mettere in gioco la propria fantasia”. Un criterio, questo, trasversale alla produzione di Ponti: “Dalle piante dei suoi edifici e delle sue case, ci si rende conto che studiava cosa vedeva l’osservatore da una prospettiva o da un’altra: l’abitante era il regista della percezione dell’architettura”. Come a teatro, in cui si vive e guarda insieme una realtà che ciascuno immagina individualmente, allo stesso modo Ponti voleva consegnare al fruitore, al residente di un appartamento, a chi passeggiava nelle vie delle città, la possibilità di percepire e giudicare le cose dal suo punto di vista. “Pur venendo dalla cultura ottocentesca, in cui ogni stanza era pensata con il suo arredo, fin dagli anni Venti lui ha iniziato invece a immaginare oggetti mobili, trasportabili, pieghevoli, modificabili, per cui l’abitante viveva in una specie di palcoscenico teatrale dove modellare a proprio piacimento gli spazi. Modernità per Ponti andava a braccetto con versatilità”. Anche gli oggetti ora prodotti da Molteni&C sono allo stesso tempo inutili e versatili, usando un po’ di fantasia.






