Il primo interno che ha disegnato è stata la camera di una Pantera Rosa. Oggi il regista ripercorre gli oggetti della sua vita. Cose che possiede per amore, ma che ha anche imparato a lasciare andare

di Carlo Antonelli

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Mi chiamo Tom. Corro a perdifiato, con le mie meravigliose affusolatissime zampe dorate. Il prato è immenso. Le cime dei pioppi si muovono appena. Torno indietro verso casa. Li vedo. Uno è allampanato, con gli occhiali. Poi c’è lui, il mio padrone, il mio amore. Provo a saltargli in grembo. Mi riempie di coccole e carezze. “Che bello che sei”. Stanno parlando. Mi accoccolo lì di fianco. Alzo il mio orecchio morbido, come nei fumetti. Origlio pigramente quello che si dicono questi umani. Sciocchezze, come al solito.

Vorrei sapere se hai mai rubato qualcosa. Dì la verità.