Nella casa museo a Palazzo Ravizza, sotto le volte del Bramante, manca solo lui. Ma ci sono gli oggetti eclettici e privilegiati della sua collezione durata una vita, costruita con la voracità intellettuale e la curiosità infinita da Phlippe Daverio, critico e divulgatore di talento. Davanti a libri accatastati c’è un enorme femore di mammut che pare un totem; al muro l’affresco della Crocifissione di Montorfano; al centro i tre pianoforti su uno dei quali si esercitava Arturo Benedetti Michelangeli; qua e là uccelli colorati di cartapesta, pezzi di scenografie di Zeffirelli. Tutti insieme appassionatamente, oggetti colti e raccolti senza nessuna superciliosità culturale, in anni di passione accumulativa.
La moglie Elena Gregori, compagna di una vita e oggi preziosa custode di quei gioielli, ha raccontato a Roberta Scorranese il viaggio di quella curiosità prodigiosa in un’intervista al Corriere. Un eclettismo intellettuale che non era segno di nomadismo sbadato ma interesse vero per la cultura a 360 gradi, al di fuori di ogni snobismo ed esclusione. «Aveva un occhio raffinato. Riconosceva, ovviamente, le opere d’arte, ma apprezzava anche le curiosità da rigattiere. Vede quel dipinto enorme in fondo? Ottocentesco, raffigura un anonimo benestante di Parma, ma guardi la cornice, che finezza. E poi gli piaceva perché indossa un panciotto simile a uno di quelli che portava lui». Accatastati in stile promiscuo raffinate opere d’arte, libri e papillon, la cifra stilistica quotidiana di Daverio, ispirati ai dandy di altri periodi: gilet, occhialini, mantelle e pastrani, tutto coloratissimo.







