«Quando io e mia sorella Giovanna abbiamo aperto al pubblico lo studio Castiglioni, ci siamo resi conto che durante le visite guidate le nostre descrizioni sui progetti non combaciavano, seppur entrambi attingessimo alle informazioni ricevute da nostro padre. Confrontandoci abbiamo capito che le differenze erano dovute ad una fisiologica reinterpretazione che lui stesso, a distanza di tempo, offriva delle sue creazioni». A raccontare è Carlo Castiglioni, figlio di Achille, che dopo la morte del padre nel 2002 ha avviato un’opera di archiviazione e valorizzazione del vasto patrimonio creativo della famiglia. «Molti, e talvolta contrastanti, erano anche gli aneddoti citati da professionisti che avevano collaborato con mio padre», continua Castiglioni, dando prova di come spesso la verità si plasmi attraverso vari passaggi ai quali ciascuno aggiunge i propri tasselli di memoria. L’idea è, allora, di abbandonare la necessità di una spiegazione univoca: «voglio rompere questo schema e raccontare gli oggetti che hanno progettato mio padre e mio zio Pier Giacomo attraverso delle storie fantastiche in grado però di mostrare quella che era la realtà, la metodologia che i Castiglioni hanno adottato per realizzare i loro progetti».