Luca Fuso: «Essere radicali nelle case di oggi»
«L’archivio è sempre una ricchezza, non è mai un peso», esordisce Luca Fuso, amministratore delegato di Cassina e Zanotta. L’azienda emblema del design radicale italiano, acquisita da Cassina giusto due anni fa, ha ancora in produzione pezzi come la poltrona Sacco (Gatti, Paolini, Teodoro, 1968), l’appendiabiti Sciangai (De Pas, D’Urbino, Lomazzi, 1973), lo sgabello Mezzadro (Achille e Pier Giacomo Castiglioni, 1957), la serie Quaderna (Superstudio, 1972), la sedia Tonietta (Enzo Mari, 1985). L’elenco è lungo – praticamente la storia del design italiano. Ma è un’eredità che non spaventa, anzi: «È una fortuna averla», conferma Fuso. «Da lì si genera il dna dell’azienda ed è una fonte di ispirazione continua. Basta andare indietro per vedere cosa è stato fatto e trovarne grande giovamento, sia rieditando pezzi fatti in passato, sia prendendo ispirazione per modelli nuovi». L’archivio Zanotta è ordinato, ma non è un luogo fisico: «Comprende oltre 650 prodotti, di cui abbiamo tutti i disegni e le foto. Anche non avendo tutti i pezzi, possiamo risalire a chi li possiede, perché Zanotta è parte della storia della Brianza e come tale viene vissuta da chi ha acquistato e possiede ancora oggi i prodotti». L’azienda inizia a fare arredi di design dal 1964 in poi, e da allora si riesce a risalire a quasi tutti i pezzi messi in produzione. «Dopo l’acquisizione da parte di Cassina, come prima cosa abbiamo studiato bene il regesto Zanotta per definire quali erano i pezzi che identificavano meglio il marchio e quali avremmo potuto rieditare», prosegue. Nel 2024 è stato il turno dei vasi Dealbata e della ciotola Cuculia di Alessandro Mendini (disegnati tra il 1985 e il 1986); contemporaneamente era stata esposta, come prototipo, la poltroncina gonfiabile Blow di De Pas, D’Urbino, Lomazzi. «Quest’anno la proponiamo come prodotto vero e proprio, in serie limitata», rivela Fuso.






